INTERESSE PRIVATO IN ATTO PUBBLICO? nooooooo!!!!


...... .condivise sul punto le osservazioni dell'opponente sia in ordine alla ILLEGITTIMITA' della PARTECIPAZIONE del
SINDACO alla C.E.C. sia alla mancata astensione da parte
della stessa dal prendere parte alla DISCUSSIONE sino alla VOTAZIONE di delibere riguardanti gli INTERESSI propri nonchè di PARENTI o di affini fino al 4° grado.......



......a cui vanno aggiunti altresì i rilievi della CONSULENZA disposta dal P.M. che ha affermato la ILLEGITTIMITA' della CONCESSIONE edilizia relativa all'abitazione del RISO sita all'interno del piano di lottizzazione "LA PALOMA" .........

......Dispone che il P.M. formuli, entro dieci giorni, l'IMPUTAZIONE dei confronti di RISO NAPOLEONE e PORTOBELLO GASPARE in ordine ai REATI di cui agli art 323 e 328 c.p........


licenza edilizia rilasciata
6 giugno 2006

CONSIGLIO COMUNALE 10 MARZO 2008

....vi faccio pagare i danni morali......vi arriverà la parcella dell'avvocato perchè i soldi dei miei figli non si toccano.... vi dovete dimettere perchè la mozione di sfiducia nei miei confronti è stat respinta dal TAR ed avete procurato un danno al Comune... avete speculato con il PRG e ve la vedete con la Procura .... avete girato con le carte del PRG ed ora i cittadini vengono a ringraziarvi.... Urlando forte e chiaro CONTRO.. : " Se mi denunci ti faccio saltare in aria Ti faccio vedere chi sono io" La coerenza politica non abita nelle loro coscienze, come dimostrano anche diversi atti che hanno approvato a colpi di maggioranza e che il tempo implacabile valuterà........di valutare se fossero esistiti i presupposti per richiedere un risarcimento danni morali per calunnia e diffamazione sia per me che per il Vice Presidente del Consiglio.......

" salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazioni di norme di legge o regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sè o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno un carattere di rilevante gravità"

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sabato 4 maggio 2019

2019 29 APRILE DALLA TRASMISSIONE DELLA RETE 3 REPORT TU VUO’ FA’ L’AMERICANO

collaborazione di Alessia Cerantola, Lorenzo Di Pietro ed Elisa Bruno

2019 29 APRILE DALLA TRASMISSIONE DELLA RETE 3 REPORT TU VUO’ FA’ L’AMERICANO
Di Giorgio Mottola Collaborazione Alessia Cerantola – Elisa Bruno – Lorenzo Di Pietro
Immagini Alessandro Nucci Montaggio Giorgio Vallati
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Cosa c’entra Steve Bannon con i nostri vice premier Salvini e Di Maio. Bannon è stato lo stratega, era dietro la campagna elettorale di Trump, è quello che ha contribuito alla sua vittoria. Ha curato la strategia della comunicazione e gli ha consentito di incassare anche i voti dell’estrema destra. Ora da un po’ di tempo ha gettato lo sguardo sull’Europa e anche sul nostro paese. Ha istituito una scuola di formazione in un’abbazia del 1200. Però ha messo il suo movimento, The Movement, nel cuore dell’Europa. La sede è a Bruxelles e il suo portavoce ha rilasciato un’intervista esclusiva al nostro Giorgio Mottola e ha rivelato un particolare inedito: Bannon avrebbe avuto un ruolo nella formazione del nostro governo. E non solo su quello.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Quando Donald Trump vinse le presidenziali nel 2016, buona parte del merito fu attribuito a quest’uomo rimasto fino ad allora nell’ombra: Steve Bannon. A Trump ha consigliato la strategia politica ed elettorale e soprattutto gli ha fatto conquistare il consenso dell’estrema destra americana. Ma alla Casa Bianca Steve Bannon ci è resistito davvero poco. Ha collezionato una gaffe dopo l’altra, a colpi di dichiarazioni sempre più razziste, che hanno messo in imbarazzo persino Donald Trump.
DONALD TRUMP – PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI D’AMERICA Bannon mi piace, è una brava persona. Non è un razzista, ve lo garantisco. È davvero una brava persona, solo che la stampa lo tratta molto male.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Qualche giorno dopo Trump lo ha licenziato dalla Casa Bianca con un tweet, liquidandolo come “lo Sciatto Steve”.
DA THE BRINK DI ALISON KLAYMAN STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Siamo andati ad Atene, poi a Gerusalemme, Roma, Varsavia? No, Varsavia no. Aushwitz; Birkenau. Cazzo, Auschwitz ! Dio mio: è ingegneria di precisione all’ennesima potenza, fatta da Mercedes, Kropp, Hugo Boss. È un complesso industriale istituzionalizzato per eccidi di massa.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO In Europa Steve Bannon ha fondato una propria associazione; si chiama The Movement e ha sede in questo sobborgo del sud di Bruxelles. Questa villa è il quartier generale del network europeo di Steve Bannon. Coordinatore e portavoce di The Movement è Mischaël Modrikamen, avvocato e leader di un partito belga di estrema destra.
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Steve Bannon dice spesso che la prima volta che ci siamo incontrati lui riusciva a finire le mie frasi e io le sue. Ed è vero!
GIORGIO MOTTOLA Come due amanti?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Lo dovresti chiedere a lui!
GIORGIO MOTTOLA Che cos’è the Movement? È un partito, un network, un gruppo di lobbisti?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Noi siamo nel mezzo di una guerra, che non è solo politica perché riguarda l’anima della nostra civiltà. Noi abbiamo un’immigrazione straripante. Qui ad esempio siamo a Bruxelles, capitale d’Europa e del Belgio. Tra cinque o sei anni avremo una maggioranza arabo-mussulmana. Il movimento serve a bloccare tutto questo. È come un club che serve a mettere insieme tutti i sovranisti, metterli in contatto, non farli sentire soli.

GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Per questo Bannon ha incontrato più volte la leader del Front National Marine Le Pen, il primo ministro ungherese Viktor Orban ed esponenti del partito di estrema destra tedesco Alternative für Deutschland. Ma Bannon sembra particolarmente concentrato sull’Italia.
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Per noi è un modello perché avete questo governo che mette insieme populismo di destra e di sinistra. I 5 stelle sono un animale strano, non è esattamente un partito di sinistra, ma ha idee di sinistre. Ma alla fine sono riusciti a trovare un accordo con la Lega.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E proprio nella genesi del governo gialloverde, un ruolo importante lo avrebbe avuto anche Steve Bannon. Il 28 maggio del 2018, il presidente della Repubblica affida l’incarico di formare il Governo a Carlo Cottarelli, dopo il fallimento delle trattative tra Lega e 5 stelle. Lo stesso giorno Steve Bannon è a Roma e lancia un attacco al capo dello Stato Mattarella con una durezza che non ha precedenti.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Hanno l’audacia di piazzare al governo un altro tecnocrate del Fondo Monetario Internazionale. Da quanto tempo non avete un governo eletto dalla gente? Dal 2011? Tutto questo è disgustoso.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Mentre l’americano Steve Bannon denunciava le ingerenze straniere nelle decisioni del capo dello Stato, il portavoce di The Movement ci rivela un retroscena inedito che risale proprio ai giorni della formazione del governo gialloverde.
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Questo non è un particolare noto all’opinione pubblica, ma Steve ha fatto pressioni su Salvini e Di Maio per formare l’attuale coalizione di governo. Ha detto loro: “Dovreste provare a farla questa alleanza populista”.
GIORGIO MOTTOLA Nei giorni precedenti alla nascita del governo?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Sì, sì.
GIORGIO MOTTOLA Ha incontrato Di Maio e Salvini?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Sì, certo. E alla fine entrambi sono riusciti a fare un passo indietro, consentendo al primo ministro Conte di assumere un ruolo di comando.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E dopo aver avuto un ruolo nella nascita del governo gialloverde, Steve Bannon ha iniziato a incontrare regolarmente anche altri capi di partito italiani come Giorgia Meloni. Alla festa di Atreju ha offerto pubblicamente il suo aiuto e il suo sostegno in vista delle elezioni europee.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Io vi posso aiutare, focalizzandoci sulle prossime europee per vincerle. Vi possiamo fornire e far realizzare sondaggi, analisi di big data, preparare cabine di regia. Tutto quello di cui si ha bisogno per vincere le elezioni. Vi aiutiamo in modo gratuito!
GIORGIO MOTTOLA State finanziando qualche partito italiano?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT No, no, no. Ci sentiamo molto vicini a Salvini, ma anche Giorgia Meloni fa parte di The Movement. Sono nostri alleati, li sosteniamo.
GIORGIO MOTTOLA In che modo?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Li sosteniamo politicamente.
GIORGIO MOTTOLA Gli organizzate strategie o gli pagate sondaggi?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT No affatto, affatto.

GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ma le affermazioni di Modrikamen sembrano in contraddizione con quanto accade nella trasferta di Bannon in Italia dello scorso 7 settembre: nel viaggio in auto verso il Viminale, si trova con un emissario della Lega, Federico Arata, figlio di Paolo: colui che secondo la procura di Palermo sarebbe socio occulto del re dell’eolico, Vito Nicastri, presunto prestanome di Matteo Messina Denaro. Paola Arata è accusato di aver pagato al sottosegretario leghista Armando Siri una mazzetta da 30mila euro per inserire un emendamento a favore dell’eolico. Ed è proprio con il figlio Federico che Bannon parla di strategie elettorali.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Intendiamo fornire inchieste, analisi di dati, messaggi dal centro di comando.
FEDERICO ARATA È l’idea che con questo possiamo diventare il partito numero uno in Italia. E poi dovrete dir loro che dobbiamo pianificare. “Pianificare” è la parola chiave… la vittoria per le elezioni europee.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Queste immagini che avete appena visto fanno parte del documentario “The Brink” di Alison Klayman, che Report vi mostra in esclusiva per l'Italia. Dimostrerebbero che Arata è il vero artefice dei rapporti tra Bannon e la Lega.
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Sono Mischaël, dal Belgio. Sono di The Movement. MATTEO SALVINI Piacere.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E proprio il leader leghista è stato incoronato da Bannon come leader del suo progetto europeo.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA L’Italia è al centro dell’universo grazie all’ascesa di Salvini. Grazie a ciò che Salvini significa per l’Europa e grazie a ciò che significa per il mondo. Lo si capisce, ad esempio, in Brasile, dove il Capitano Bolsonaro ha vinto le elezioni facendo una campagna elettorale modellata su quella di Salvini.
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO A sentire Bannon ha investito su Salvini quale leader del suo progetto europeo. Quando viene a Roma e viene scortato al Viminale, in macchina parla con un emissario della Lega, Federico Arata, che è un giovane collaboratore della Presidenza del Consiglio incaricato da Giorgetti, ma è anche il figlio di Paolo Arata, di quell’imprenditore che è accusato dai magistrati di essere il socio occulto del prestanome di Matteo Messina Denaro. Federico Arata però è immacolato, lo diciamo subito, ha esperienze in istituti bancari, è manager di una società di informatica con sede in Svizzera, non è un politico, tuttavia elegge Bannon quale stratega della campagna elettorale della Lega. Dovrà trasformare la Lega nel primo partito italiano e fargli vincere le elezioni europee. A che titolo lo fa? E Bannon da parte sua, da americano, era entrato a gamba tesa in maniera inopportuna sulle decisioni del nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: ha detto che metterà a disposizione dei sondaggi, dati e analisi dalla sua cabina di regia. Di quali dati parla? È importante saperlo, perché Bannon è stato vicepresidente e fondatore della Cambridge Analytica, cioè di quella società che ha violato 50 milioni di profili Facebook. Secondo un suo dipendente, Christopher Wylie, che è quello che ha denunciato lo scandalo, Bannon avrebbe autorizzato lo "spionaggio". Cambridge Analytica avrebbe analizzato i profili singolarmente e avrebbe veicolato la dottrina di Bannon e avrebbe mandato dei messaggi ad hoc, personalizzati per ogni utente, condizionando prima le primarie, poi le presidenziali americane e anche la Brexit. Ora Bannon getta il suo sguardo qui in Italia: vuole formare la nuova classe politica, vuole formare gli angeli del cambiamento, così li chiama. E da New York si è spostato in Ciociaria. Attraverso un’associazione privata, la Dignitatis Humanae, gestisce un’abbazia splendida del 1200 che era dei frati Certosini. L’ordine più rigoroso e inaccessibile degli ordini della storia. E il guardiano in questo momento è Harnwell, che non è un abate, ma un ex portaborse.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ed è così che Steve Bannon ha spostato la sua roccaforte dalla Trump Tower di New York in Ciociaria. L’ex stratega di Donald Trump ha infatti scelto di costruire il suo fortino sovranista a Collepardo, in provincia di Frosinone, dentro questa magnifica abbazia del 1200: la Certosa di Trisulti. Per otto secoli ci hanno vissuto i frati certosini, oggi nel monastero ci vive soltanto lui.
GIORGIO MOTTOLA E come ci si sente ad essere il custode di un’abbazia del 1200?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Impaurito.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Il suo nome è Benjamin Harnwell: non è un frate certosino ed è molto più di un custode. Qualche mese fa il ministero dei Beni Culturali gli ha affidato in concessione l’intero monastero. Sarà dunque il padrone di casa della Certosa di Trisulti per i prossimi 19 anni.
GIORGIO MOTTOLA Dall’accento non sembra di Frosinone?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE No.
GIORGIO MOTTOLA E come è finito qui a Trisulti?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE È una lunga storia: io lasciato l’Inghilterra nel 2006 per lavorare a Bruxelles e poi mi sono trasferito in Italia nel 2010.
GIORGIO MOTTOLA Di cosa si occupava a Bruxelles?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Io ero capufficio di un deputato inglese.
GIORGIO MOTTOLA Di che partito è?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Conservatore.
GIORGIO MOTTOLA Lei è un tory insomma?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Adesso sono un po’ più di destra dei Tory.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO
Ecco perché Benjamin Harnwell è diventato il braccio destro di Steve Bannon in Italia. Qui ha fondato un’associazione, la Dignitatis Humanae Institute, incubatore e gran cassa di teorie ultraconservatrici. E nell’abbazia, Harnwell crede di aver trovato affreschi che richiamano le sue idee.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Per me questa allegoria è un, anche se è molto prima, è una lezione contro le ideologie socialistiche, contro il comunismo. Perché con il comunismo, il socialismo, si tenta di raddrizzare una cosa che esiste nella natura, cioè nella natura umana.
GIORGIO MOTTOLA La diseguaglianza è naturale?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Bravo, sì, sì.
GIORGIO MOTTOLA Quindi i comunisti sono contro natura in qualche modo?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì, certo, secondo me in ogni modo.
GIORGIO MOTTOLA Sono come gli omosessuali quindi? Eh, questa è una domanda difficile.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Eh.
GIORGIO MOTTOLA La domanda è: sono contro natura o no gli omosessuali?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Gli atti omosessuali sono disordinati. GIORGIO MOTTOLA Sono disordinati, quindi sono contro natura? BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì. GIORGIO MOTTOLA Sono contro l’ordine della natura. GIORGIO MOTTOLA Sì. STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Lasciate pure che vi chiamino razzisti, lasciate che vi chiamino xenofobi, lasciate che vi chiamino nativisti. Fatene una medaglia d’onore.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO La nuova visione del mondo di Steve Bannon verrà divulgata proprio a partire dall’abbazia di Trisulti. Secondo il progetto della Dignitatis Humanae Institute, la Certosa sarà trasformata in una Scuola internazionale di sovranismo.
GIORGIO MOTTOLA Quante iscrizioni vi sono arrivate?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Mille richieste.
GIORGIO MOTTOLA Mille richieste?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì e non abbiamo pubblicizzato ancora. Io e Steve Bannon stiamo solo facendo le interviste.
GIORGIO MOTTOLA L’obiettivo di questa scuola è creare tanti piccoli Salvini, tante piccole Le Pen?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Il più, il meglio.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Quindi dalla certosa e dalla Ciociaria potrebbe partire la riscossa dell’internazionale sovranista di Steve Bannon. Ma come la prenderanno a Collepardo, comune di appena mille anime, quando vedranno calare nel loro paesello i sovranisti di tutta Europa?
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Vogliamo verificare se ci sia l’aspetto commerciale e turistico e la ricaduta sul nostro territorio.
GIORGIO MOTTOLA Insomma voi puntate all’incasso. Più che questioni ideologiche puntate un po’ all’incasso.
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Andiamo alla sostanza.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO L’associazione di Bannon dovrebbe versare al Ministero dei Beni culturali, per la concessione della Certosa, un canone di 100mila euro all’anno, da pagare in ristrutturazioni dell’abbazia e altri 80mila in tasse comunali.
GIORGIO MOTTOLA Ma ha capito chi è che ci li mette questi soldi?
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Questo lo vorremmo capire anche noi.
GIORGIO MOTTOLA Ma ad Harnwell ha chiesto: “Ma dove prendi i soldi”?
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Sì.
GIORGIO MOTTOLA E che ha risposto?
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Ha detto: “Ci penseranno gli zii d’America”.
GIORGIO MOTTOLA Chi è che sta finanziando l’associazione e che finanzierà la scuola?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE I nostri benefattori sono persone private.
GIORGIO MOTTOLA Avete una concessione statale, forse sarebbe il caso che diceste a tutti noi da dove vengono quei soldi.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Vi ripeto che sono persone private e hanno diritto alla privacy.
GIORGIO MOTTOLA Steve Bannon sta finanziando la scuola?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Io posso nominarlo perché lui ha già parlato nella stampa di essere un benefattore.

GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Al momento per l’abbazia non è stato pagato nemmeno un euro dall’associazione. E per questo non resta che chiedere spiegazioni all’unico zio d’America al momento noto.
GIORGIO MOTTOLA Ma chi sta finanziando la concessione per la Certosa di Trisulti?
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Te lo dico, sono io!
GIORGIO MOTTOLA Lei sta finanziando?
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Oh, certo.
GIORGIO MOTTOLA Con quali soldi?
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Sì.
GIORGIO MOTTOLA Lei deve essere davvero ricco visto che costa molto costosa: 100mila euro all’anno.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Sono un multimilionario. G
IORGIO MOTTOLA Perché non ci dice dove ha preso i soldi?
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Sulla provenienza dei finanziamenti, Harnwell e Steve Bannon sono reticenti. Anche le carte presentate al ministero dei Beni Culturali per ottenere la concessione della Certosa sono infatti carenti di informazioni fondamentali.
XAVIER SANTIAPICHI - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Ci troviamo di fronte a uno stato che affida una grandissima e importantissima struttura per un termine lunghissimo senza disporre neppure di una fideiussione, di una polizza fideiussoria, di una dichiarazione, di una garanzia di terzi che attesti l’effettiva realizzazione del progetto.
GIORGIO MOTTOLA Non aveva garanzie finanziarie l’associazione?
XAVIER SANTIAPICHI - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Fondamentalmente no: ci viene data soltanto una dichiarazione di asseverazione di un istituto, non so neppure se sia di carattere bancario oppure no, di Gibilterra, nella quale si assevera la coerenza del piano economico.
GIORGIO MOTTOLA E che vuol dire?
XAVIER SANTIAPICHI - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA La coerenza del piano economico non vuol dire che si garantisce la buona esecuzione del contratto, è un mondo a parte. Non abbiamo le garanzie della buona esecuzione del contratto. Perché ci viene detto che il piano economico è coerente.
GIORGIO MOTTOLA L’unico documento che ci assicura la solvibilità di questa associazione è questo? Una banca di Gibilterra?
XAVIER SANTIAPICHI - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Una banca di Gibilterra.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO La lettera che certificherebbe i conti è firmata dalla sede di Gibilterra della Jyske Bank, una banca danese, che dopo una serie di scandali finanziari legati al mancato rispetto delle norme anti riciclaggio e all’evasione fiscale poche settimane fa ha deciso di liberarsi proprio del suo ramo gibilterrino. La lettera della Jyske Bank è l’unica garanzia della tenuta finanziaria dell’associazione di Bannon, presentata al ministero dei beni culturali.
GIORGIO MOTTOLA Come mai una banca che ha sede a Gibilterra ha asseverato le vostre attività? Perché tra tante banche proprio una di Gibilterra?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Perché questa banca…
GIORGIO MOTTOLA Gibilterra è un paradiso fiscale nel cuore dell’Europa, quindi come mai proprio una banca di Gibilterra?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Perché aveva un buon rapporto con questa banca.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ma ci sono anche altre anomalie nella pratica per il rilascio della concessione dell’abbazia di Trisulti. Per partecipare al bando del Ministero dei Beni Culturali, chiuso il 16 gennaio del 2017, servivano infatti requisiti ben precisi.
GIORGIO MOTTOLA La Dignitatis Humanae Institute aveva i requisiti per poter avere la concessione dell’abbazia di Trisulti?
FELICE MARIA SPIRITO - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Non aveva i requisiti: requisito formale era quello di avere la personalità giuridica.
GIORGIO MOTTOLA E ce l’aveva questa personalità giuridica?
FELICE MARIA SPIRITO - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Questa personalità giuridica non ce l’aveva. L’ha acquisita successivamente, ma l’ha acquisita, tra l’altro, con uno scopo esclusivamente religioso e non culturale.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Avere la personalità giuridica significa essere un’associazione riconosciuta. Bisogna presentare una richiesta alla Prefettura e attendere il riconoscimento. La Dignitatis Humanae ha dichiarato al Ministero di essere in possesso di questo requisito dalla fine del 2016, ma dalle carte della Prefettura questo non risulta. All’associazione di Bannon e Harnwell viene infatti riconosciuta la personalità giuridica solo il 20 giugno del 2017. Vale a dire oltre sei mesi dopo la scadenza del bando.
GIORGIO MOTTOLA La Prefettura ci dice che la personalità giuridica l’avete acquista il 20 giugno del 2017. Quindi quando voi avete partecipato al bando in realtà non avevate la personalità giuridica.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Ok.
GIORGIO MOTTOLA Quindi non avevate diritto a partecipare a questo bando.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Penso che non avevamo diritto di firmare la concessione del bando.
GIORGIO MOTTOLA No: secondo il bando era necessaria la personalità giuridica, ma non ce l’avevate.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Ok, controllerò e poi le faccio sapere.
GIORGIO MOTTOLA Questa sarebbe una cosa molto grave che rischia di annullare il bando, se ne rende conto?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Io controllo, ma non penso, no.
GIORGIO MOTTOLA Ma mi scusi, la personalità giuridica non è il requisito base per partecipare a questi bandi?
FELICE MARIA SPIRITO - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Era fondamentale avere questa personalità giuridica. Dal punto di vista formale era essenziale.
GIORGIO MOTTOLA Com’è possibile che il Ministero non se ne sia accorto e abbia dato in concessione l’abbazia?
FELICE MARIA SPIRITO - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Questo è un mistero che non sono in grado di chiarire.
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Un altro mistero, ci mancava. Tutto ruota intorno all’associazione Dignitatis Humanae che fa riferimento a Bannon, che è nel direttivo, ma il patrono fondatore è stato Rocco Buttiglione, che a noi ha confessato però di aver preso subito le distanze dalla dottrina di Bannon. Tuttavia nel frattempo l’associazione si è portata a casa la gestione, la concessione per 19 anni dell’abbazia del 1200, e secondo noi con qualche anomalia nei requisiti: mancava la personalità giuridica riconosciuta, mancherebbero anche secondo noi, comunque sono debole le garanzie bancarie, finanziarie: non c’erano le fideiussioni, c’è solo una lettera che viene da una banca offshore che dice che è coerente il progetto dal punto di vista economico. Però Harnwell dice non vi preoccupate perché tanto pagano gli zii d’America. Sì, ma quali. L’unico miliardario che conosciamo è Bannon, che però fino adesso non ha sganciato un euro, né per i 100mila euro di affitto da pagare, né per le ristrutturazioni, né per pagare le tasse, 80mila euro che dovrebbe al Comune. Ed è anche in trattative per cercare di spendere un po’ meno, ha un po’ il braccino corto il miliardario. E poi tra i requisiti richiesti ce ne sarebbe anche un altro: di dimostrare di aver gestito nei cinque anni precedenti un altro bene culturale. E qui l’associazione, la Dignitatis ce l’aveva questo requisito? Insomma qui la narrativa cambia passo. Emerge un conflitto tutto interno alla chiesa. È stato anche preso per il naso papa Francesco. E abati e vescovi hanno anche violato lo spirito dell’ottavo comandamento: che vieta di dare una falsa rappresentazione della realtà agli altri.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Il bene culturale che la Dignitatis Humanae dichiara di aver gestito è “Il Piccolo Museo di San Nicola”, che si troverebbe sempre nel Comune di Collepardo a pochi passi dalla certosa di Trisulti dentro a questa antica chiesa.
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Il Museo non è mai esistito, tant’è che il Comune non ha mai rilasciato nessuna autorizzazione né tantomeno è arrivata una richiesta in tal senso.
GIORGIO MOTTOLA Lei è il primo cittadino di Collepardo e di questo museo non ha mai sentito parlare fino a questo momento, praticamente.
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Sì, sì, questo lo posso affermare che è così.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ed eccolo il museo che l’associazione di Bannon e Harnwell sostiene di aver gestito. L’interno della vecchia chiesa è completamente diroccato. Tetti sfondati, mura crollate e al posto della navata oggi c’è una fantastica stalla per gli asini che pascolano di fuori.
GIORGIO MOTTOLA È un museo fantasma?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE No.
GIORGIO MOTTOLA Ma questo museo è mai stato aperto al pubblico?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì.
GIORGIO MOTTOLA Non lo sa nessuno, però. Com’è possibile?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Si apriva…
GIORGIO MOTTOLA Nascosto lo avete fatto.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE No, non facevamo grande pubblicità, si apriva solo a richiesta.
GIORGIO MOTTOLA Ma voi come attività museale che cosa avete fatto quindi? Avete catalogato, avete fatto mostre… Cosa avete fatto?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE La mostra degli oggetti che stavano lì.
GIORGIO MOTTOLA È un po’ generico la mostra degli oggetti che stavano lì. Anche perché non l’ha vista nessuno questa mostra.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Il punto è che il bene può essere o pubblico o privato. Dunque anche se il museo non è mai stato aperto al pubblico, non importa perché avevamo la gestione del bene.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO L’unico atto che attesta la gestione del bene da parte della Dignitatis Humanae è questa scrittura privata tra Benjamin Harnwell e l’abate di Casamari, Eugenio Romagnuolo, sotto cui ricadrebbe anche il presunto museo.
GIORGIO MOTTOLA Voi avete firmato un contratto con l’associazione per la gestione del museo?
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI No.
GIORGIO MOTTOLA Eh sì.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Soltanto dal punto di vista nominale e basta.
GIORGIO MOTTOLA Cioè anche questa gestione non c’è mai stata veramente, ecco.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Ma no, ma non lo so io.
GIORGIO MOTTOLA Sarebbe un falso perché hanno potuto avere la Certosa perché hanno gestito il museo. Quindi sarebbe un falso anche molto importante.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Un falso? Non c’è niente là!
GIORGIO MOTTOLA Ah non ci sta niente?
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI No, ci sta qualche ricordo, non lo so…
GIORGIO MOTTOLA Ma non c’è un museo, ecco, sicuramente.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Io non l’ho visto mai! Mai!
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Eppure è proprio dell’abate Romagnuolo la firma in calce al contratto che affida alla Dignitatis Humanae le rovine del museo fantasma. Dando così la possibilità all’associazione di poter dichiarare di aver già gestito in passato un bene culturale e quindi vincere il bando. Tuttavia è una dimenticanza piuttosto strana quella dell’abate di Casamari; anche perché il nome di padre Eugenio Romagnuolo compare anche nell’organigramma dell’associazione di Bannon e Harnwell.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì. Fa parte del nostro consiglio direttivo, sì.
GIORGIO MOTTOLA Ed è il soggetto che ha certificato la vostra gestione. Vi siete autocertificati la gestione di questo bene, praticamente. È così?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Non so se accetterò queste parole…
GIORGIO MOTTOLA Ma lei è vicino a Steve Bannon? É sulle posizioni di Steve Bannon.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Non lo conosco nemmeno. Io conosco Ben.
GIORGIO MOTTOLA Benjamin Harnwell…
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Il giovane che ha preso, diciamo, con altri possesso della Certosa.
GIORGIO MOTTOLA E lei fa parte della sua associazione Dignitatis Humanae.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI No, di nome così e basta.
GIORGIO MOTTOLA Ah così, formalmente, però sì, formalmente…
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Sì.
GIORGIO MOTTOLA Perché sono contro Papa Bergoglio, loro. Lo sa?
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Non lo so questi sono i giornalisti che parlano…
GIORGIO MOTTOLA No, no loro… Steve Bannon dice che il Papa difende ricchi ed è contro i poveri e che è espressione della élite globalista, dicono loro.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Non l’ho trovato scritto questo.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E invece Bannon non perde occasione di attaccare pubblicamente Papa Bergoglio, definendolo espressione delle élite globaliste e difensore dei ricchi.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Ecco perché sono contro questo Papa. Dal punto di vista amministrativo sta prendendo una serie di terribili decisioni che porteranno alla distruzione della Chiesa Cattolica.
GIORGIO MOTTOLA Bergoglio è un pericolo per l’Europa?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Oh certo. Quando il Papa parla di aprire i confini, per noi è un vero problema.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Gli attacchi al Papa, farebbero parte di una strategia che Steve Bannon avrebbe condiviso anche con il leader della Lega Matteo Salvini. Secondo una ricostruzione fatta dal sito Source Material e ripresa dal Guardian, nell’aprile del 2016 Bannon avrebbe suggerito a Salvini di attaccare il Papa e indicarlo pubblicamente come un nemico. Poco tempo dopo alla festa di Pontida Salvini si fa fotografare in posa con una t-shirt antiBergoglio e comincia ad attaccare quotidianamente il Pontefice.
MATTEO SALVINI – MINISTRO DELL’INTERNO - 18 SETTEMBRE 2016 Il mio Papa è Benedetto. Papa Benedetto sull’Islam e sulla convivenza tra i popoli aveva le idee molto chiare. Quelli che invitano gli Imam in Chiesa non mi piacciono.
GIORGIO MOTTOLA Sembra che voi abbiate una strategia per fare pressioni sulla Chiesa Cattolica e sostenere la fronda anti Bergoglio?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Sia nella Chiesa Cattolica che in qualsiasi altro campo, noi puntiamo a sostenere coloro che credono nei nostri valori.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E in questa strategia un ruolo centrale ce l’ha proprio la Dignitatis Humanae: presidente dell’associazione è infatti il cardinale ultraconservatore Raymond Leo Burke capo della fronda interna anti Bergoglio. Nel direttivo siede anche Monsignor Walter Brandmüller che insieme a Burke ha denunciato la presenza di una lobby gay nella Santa Sede e non manca neanche Edwin O’Brien molto vicino a Donald Trump ed estremamente critico nei confronti del papato di Bergoglio.
GIORGIO MOTTOLA Cioè quindi non vi sta per niente simpatico Begoglio?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Allora, non voglio aggiungere alla narrativa che qui sarà la sede antibergogliana, perché non è vero.
GIORGIO MOTTOLA Qui è molto ben rappresentata la fronda antiBergoglio della chiesa cattolica.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE La mia opinione è che il Papa parla troppo della politica anche della politica di sinistra che esclude anche i buoni cattolici di destra.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Nonostante ciò, è proprio al Papa che l’associazione Dignitatis Humanae scrive nel 2015 per ottenere in concessione la Certosa di Trisulti. Ma nella missiva, firmata dal cardinal Raffaele Martino, non si fa alcun riferimento al progetto di una scuola di formazione sovranista. Anzi viene annunciato a Papa Bergoglio la volontà di promuovere il concetto di dignità umana e di costruire all’interno della Certosa una comunità religiosa animata da carisma francescano.
GIORGIO MOTTOLA Qui non si parla di sovranismo in questa lettera. Avete preso in giro il Papa?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE No. Prima cosa non abbiamo preso in giro il Papa. Seconda cosa, il Papa non ha risposto a questa lettera, dunque anche se è una cosa diversa in questa lettera, non siamo obbligati. Io non mi sento costretto a seguire alla parola una cosa di una lettera che non ha ricevuto una risposta.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ma la pressione sulle gerarchie vaticane sembra sortire il suo effetto. E infatti poco dopo arriva la lettera del vescovo di Anagni e Alatri, Lorenzo Loppa che dà la sua benedizione alla concessione della Certosa di Trisulti alla Dignitatis Humanae. Nella lettera il vescovo garantisce che l’associazione può contare sul suo sostegno.
GIORGIO MOTTOLA Come mai lei ha sostenuto l’assegnazione della Certosa all’associazione di Steve Bannon?
LORENZO LOPPA - VESCOVO DIOCESI ALATRI E ANAGNI È falso, non l’ho mai sostenuta, l’ho sempre combattuta.
GIORGIO MOTTOLA Beh, qui abbiamo una lettera che dice però esattamente il contrario.
LORENZO LOPPA - VESCOVO DIOCESI ALATRI E ANAGNI La lettera però…
GIORGIO MOTTOLA Se la firma è sua… lei parla proprio di sostegno.
LORENZO LOPPA - VESCOVO DIOCESI ALATRI E ANAGNI La lettera è prima che si rivelassero per quello che sono, prima che rivelassero le loro alleanze e le loro motivazioni. Siccome venivano da me sempre con il nome di un cardinale… e io che devo fare?
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ma c’è un’altra anomalia, forse la più preoccupante. Nella missiva a Papa Bergoglio, la Dignitatis Humanae, oltre a nascondere il progetto della scuola sovranista, chiede al pontefice di intervenire sull’allora ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini. Franceschini però, a noi, nega qualsiasi pressione.
GIORGIO MOTTOLA Chiedete al Papa di influenzare una decisione del ministro Franceschini.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì, ma la Chiesa ha questa discrezione.
GIORGIO MOTTOLA Quindi ha la descrizione di dire al Ministro a chi dare l’Abbazia?
 BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì.
GIORGIO MOTTOLA Ah, beh questo non secondo le leggi italiane, mi sta dando una notizia.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Ci sono i monumenti che passano da una congregazione a un’altra.
GIORGIO MOTTOLA Da una congregazione a un’altra, non a un’associazione privata, di cittadini privati.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Penso che queste cose… non so se risalgono ai patti lateranensi, a un accordo storico fra la Chiesa e lo Stato italiano di questi beni.
GIORGIO MOTTOLA Ma le do una notizia: non siamo più uno Stato pontificio. C’è l’Italia e quindi ci sono delle leggi dello Stato italiano, non è che la Chiesa può dire a chi affidare un bene.
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO La storia è questa: per tutelare un bene pubblico, il sottosegretario al ministero dei Beni Culturali Gianluca Vacca, ha annunciato a Report di aver chiesto all’Avvocatura dello Stato di verificare se esistono i presupposti per ritirare la concessione all’associazione di Bannon. Il verdetto nelle prossime settimane; ve ne daremo conto. Questo dal punto di vista formale. Poi c’è l’altro sguardo. L’abbazia di Trisulti è stata per otto lunghi secoli un luogo di inclusione: sono arrivate centinaia di migliaia di persone da tutto il mondo per promuovere un messaggio d’amore. Qui invece oggi è in mano a un’associazione che l’ha ottenuta innanzi tutto con un imbroglio, imbrogliando papa Francesco e hanno detto “veicoliamo lo spirito di san Francesco” che significa povertà e amore indistinto per tutte le creature. E qui invece vogliono formare una nuova classe politica basandosi sulle disuguaglianze, sulle differenze tra uomini, mascherandosi anche dietro un nome: Dignitatis Humanae, che evoca la dichiarazione del Concilio Vaticano di Paolo VI. Dignitatis. Ma dietro quel concetto là di dignitatis, c’era la tolleranza la libertà, e l’uguaglianza. Qui, dietro l’associazione di Bannon di quale dignità parliamo?
ARATA, BANNON STEVE, BENJAMIN HARNWELL, Cambridge Analytica, Dignitatis Humanae,DI MAIO, DONALD TRUMP,GIORGIO MOTTOLA, Lega,MASSONERIA, M5S, MISCHAËL MODRIKAMEN, REPORT,SALVINI, SIGFRIDO RANUCCI, THE MOVEMENT, 2019 29 APRILE DALLA TRASMISSIONE DELLA RETE 3 REPORT TU VUO’ FA’ L’AMERICANO

giovedì 9 marzo 2017

GENCHI GIOACCHINO IL DIRIGENTE ASSESSORATO TERRITORIO AMBIENTE REGIONE SICILIA Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-03557

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-03557




Atto n. 3-03557 (con carattere d'urgenza) 



Pubblicato il 8 marzo 2017, nella seduta n. 779



CATALFO , GIARRUSSO , SANTANGELO - Ai Ministri per la semplificazione e la pubblica amministrazione, per gli affari regionali e dell'interno. -

Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:
nel 2006, il dottor Gioacchino Genchi, chimico responsabile del servizio 3 "Tutela dall'inquinamento atmosferico" del Dipartimento territorio e ambiente della Regione Siciliana concludeva con atto di diniego alle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera l'iter istruttorio sui 4 sistemi previsti dal piano di gestione dei rifiuti della Regione che individuava 4 impianti di incenerimento destinati alla chiusura del ciclo dei rifiuti: a Palermo per la Sicilia occidentale; ad Augusta (Siracusa) per la Sicilia sudorientale; a Paternò (Catania) per la Sicilia nordorientale; a Casteltermini (Agrigento) per la Sicilia sudoccidentale;
l'8 gennaio 2007, con anticipo di ben 14 mesi dalla scadenza del contratto di lavoro, veniva revocato l'incarico al dottor Genchi, per tenerlo, da quel momento e per 6 anni e 4 mesi, unico caso senza precedenti e seguenti nella storia dell'amministrazione della Regione Sicilia, senza incarico dirigenziale e senza alcun carico di lavoro;
il 27 giugno 2007 il presidente della Regione, sentito dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, imputava al dottor Genchi di avere bloccato la costruzione dei 4 inceneritori;
nello stesso periodo una missiva anonima recapitata a casa di Genchi gli preannunciava che, a causa delle mancate concessioni alle emissioni in atmosfera degli inceneritori, sarebbe andato incontro ad una lunga serie di atti persecutori, in quanto aveva messo in pericolo operazioni di malcostume politico fonti di illecito profitto;
ad aprile 2008 l'attività lavorativa di Genchi per l'anno 2006 veniva valutata con il punteggio di 58,01, che, seppure rientrante nel range di valutazione positiva, gli precludeva l'assegnazione della cosiddetta indennità di risultato;
il 3 aprile 2009 l'assessore della Regione per il territorio e l'ambiente, Giuseppe Sorbello, riferiva alla Giunta regionale, in modo ad avviso degli interroganti non veritiero, che al dottor Genchi era stata attribuita per l'anno 2006 una valutazione negativa e chiedeva l'irrogazione di sanzioni; senza controllare la veridicità delle affermazioni dell'assessore Sorbello e negando persino l'evidenza "aritmetica" che il punteggio della scheda valutativa (58,01 era maggiore di 49 cioè della soglia minima della valutazione negativa), inibiva il dirigente dal ricoprire incarichi equivalenti al precedente per 4 anni, uno in più dei 3 previsti dalla legge; la Giunta, inoltre, convalidava il decreto della revoca dell'incarico del dottor Genchi pur definendolo "viziato da incompetenza";
il 27 luglio 2009, dopo appena 3 mesi dalla delibera, il presidente della Regione, su parere favorevole dell'Ufficio legislativo e legale della Regione e del Consiglio di giustizia amministrativa, accoglieva il ricorso straordinario del dottor Genchi, annullava la revoca del suo incarico e dava mandato al Dipartimento di dare esecutività al provvedimento, cioè di procedere al reintegro del dirigente nelle sue funzioni di responsabile di Servizio;
nessuno dei dirigenti generali avvicendatisi alla direzione del Dipartimento dava, a parere degli interroganti colpevolmente ed omissivamente, esecutività al decreto presidenziale, lasciando Genchi privo di ogni incarico;
a dicembre 2009, una commissione d'indagine del Dipartimento, istituita a seguito di ripetute richieste del dottor Genchi, accertava che la sua valutazione era stata irregolare per la semplice ragione che il procedimento non si era neppure concluso, poiché erano stati preclusi al dirigente l'informazione, la partecipazione ed il contraddittorio;
a marzo 2010, Genchi chiedeva alla Giunta di annullare in autotutela la precedente delibera basata su presupposti non veritieri anche sotto l'aspetto aritmetico, e che gli accertamenti della stessa amministrazione avevano concluso per l'irregolarità della valutazione, oltre al fatto che, soprattutto, il decreto presidenziale aveva annullato in via definitiva la revoca dell'incarico;
a giugno 2010, incurante di ogni evidenza, la Giunta confermava la precedente delibera, cioè confermava il falso del punteggio 58,01 minore di 49, disconosceva l'irregolarità della valutazione accertata dalla stessa amministrazione, confermava la violazione di legge con cui era stata irrogata al dottor Genchi la sanzione di 4 anni non solo illegittima, ma persino eccedente di un anno il limite di 3 anni previsto per legge e, a giudizio degli interroganti incredibilmente, confermava per esistente il decreto di revoca dell'incarico annullato già da 9 mesi dal decreto del presidente della Regione;
a novembre 2010, a seguito di ripetute richieste del dottor Genchi, l'amministrazione instaurava il contraddittorio che avrebbe dovuto effettuare, secondo legge, 2 anni e 9 mesi prima e concludeva che anche nel merito le contestazioni a lui mosse erano erronee ed infondate;
a dicembre 2011 il Tribunale di Palermo, Sezione lavoro, a conferma degli stessi accertamenti, stabiliva che il punteggio della valutazione doveva essere riconsiderato al di sopra della soglia di 70 punti, cioè del limite per conseguire l'indennità di risultato; l'assessorato veniva condannato a pagare al dottor Genchi l'indennità e le spese processuali;
anche dopo la sentenza del Tribunale del lavoro, Genchi non veniva reintegrato nell'incarico e continuava ad essere tenuto senza alcun carico di lavoro, cioè pagato per non lavorare;
il 30 aprile 2013, a giudizio degli interroganti dopo 6 anni e 4 mesi di ostracismo più bieco e di annientamento lavorativo, Genchi tornava ad essere nominato responsabile di servizio, non presso il Dipartimento ambiente che gli si era opposto pervicacemente per tanti anni e fino all'ultimo, ma al Dipartimento attività sanitarie ed osservatorio epidemiologico, e ad occuparsi di "sicurezza alimentare";
il 1° marzo 2014 Genchi andava in quiescenza per raggiunti limiti d'età;
il 18 febbraio 2015 il giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Palermo disponeva il giudizio (il processo è in corso di svolgimento) per gli artefici della valutazione artefatta, cioè i 3 componenti lo staff di valutazione, il dirigente generale pro tempore all'epoca della valutazione e quello in carica nel 2010 alla direzione del Dipartimento territorio e ambiente per il reato previsto e punito dagli artt. 110 e 81 e art. 323, comma 2, del codice penale, per avere abusato del loro ufficio nella procedura di valutazione del dottor Genchi, arrecandogli un danno ingiusto di rilevante gravità, sia per la mancata corresponsione della prevista indennità per il raggiungimento degli obiettivi prefissati sia per la mancata progressione di carriera;
il 19 marzo 2015 Genchi ha chiesto al presidente della Regione di prendere atto che le deliberazioni della Giunta n. 116/2009 e n. 241/2010 erano state adottate sui presupposti falsi e mendaci dell'inesistente valutazione negativa e che esse avevano determinato sanzioni ingiuste e lesive ai suoi danni, persino in violazione dell'art. 40 del contratto collettivo regionale di lavoro della dirigenza; la delibera n. 241/2010, addirittura, aveva convalidato la revoca dell'incarico dirigenziale del 2007, già annullato in via definitiva da 10 mesi con decreto presidenziale del 2009. Pertanto, ha richiesto di procedere, in autotutela, al loro annullamento;
dal 19 marzo 2015 si è assistito a un rimando di competenze tra la segreteria della Giunta, il presidente della Regione e la Giunta stessa, l'assessore per il territorio e l'ambiente, il suo capo di gabinetto ed il dirigente generale del Dipartimento, su chi avrebbe dovuto valutare che il punteggio di 58,01 corrispondesse a valutazione positiva o negativa, cioè se il punteggio di 58,01 fosse maggiore (valutazione positiva) o minore (valutazione negativa) di 49;
come si legge in un estratto sul blog "libera isola delle femmine" del 18 febbraio 2017, il 14 maggio 2015 il dirigente generale del Dipartimento ambiente, incaricato dalla Giunta regionale di procedere alla valutazione aritmetico-amministrativa del 58,01 e 49 concludeva che «È da ritenersi evidente ed indiscutibile l'asserzione che il punteggio di 58 costituisce una valutazione senza demerito, ovvero non negativa, poiché non inferiore a 50 punti»;
il 15 giugno 2015, tuttavia, il presidente della Regione comunicava al dottor Genchi che la Giunta, nella seduta del 7 giugno, in conformità ad un imprecisato parere dell'Avvocatura dello Stato, aveva ritenuto l'inopportunità, in atto, di pronunciarsi al riguardo, non rispettando, quindi, l'indiscutibile asserzione citata e rimettendo in discussione se 58,01 fosse maggiore o minore di 50;
l'11 settembre 2015 il dirigente generale cambiava idea sulla valutazione aritmetica ed evidenziava alla Giunta "l'opportunità di astenersi, al momento, da qualsiasi iniziativa relativa ai provvedimenti finora emessi nei confronti del dr. Genchi";
il 14 settembre 2015 la Giunta recepiva le conclusioni del dirigente generale;
il 17 novembre 2015 il responsabile per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza, più volte sollecitato da Genchi ad intervenire sui fatti, comunicava che, dopo approfondita istruttoria, aveva trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica di Palermo;
l'11 febbraio 2016 la Corte d'appello del Tribunale di Palermo rigettava il ricorso dell'Assessorato per il territorio e l'ambiente avverso la sentenza del Tribunale del lavoro, confermava le ragioni del dottor Genchi e condannava nuovamente l'amministrazione al pagamento delle spese processuali;
il 7 giugno 2016 la Giunta regionale, senza prendere in considerazione la sentenza della Corte d'appello che, in ogni caso, come quella del Tribunale del lavoro, non attiene alla questione della falsità delle delibere sulla valutazione, bensì se al dottor Genchi spettasse o meno l'indennità di risultato, decideva ancora una volta, su parere dell'Avvocatura dello Stato e prima ancora dell'Ufficio legislativo e legale, di non assumere decisioni;
considerato che:
l'inibizione di anni 4 dal ricoprire incarichi equivalenti a quello revocato è stata inflitta ad avviso degli interroganti in contraddizione con quanto previsto dall'art. 40 del vigente contratto collettivo regionale di lavoro dell'area della dirigenza che prevede che, in casi analoghi, la stessa non debba essere superiore a 3 anni;
a quanto risulta, le schede di valutazione non recano in calce le firme dei dirigenti preposti violando, di fatto, i principi del giusto procedimento, di imparzialità e di trasparenza;
in particolare, "il Fatto Quotidiano" del 7 gennaio 2017 riporta che «La discutibile "sanzione", applicata per la prima volta (e mai più da allora), è stata decisa con una velocità da fare invidia. Titoli professionali, carriera, impegno lavorativo, immagine personale, di colpo tutto azzerato. Discorso chiuso? Affatto, perché nella fretta è sfuggito alla giunta Lombardo un importante dettaglio. Il funzionario, infatti, non aveva riportato alcuna valutazione negativa rispetto all'attività svolta. La soglia minima per "bocciare" un dipendente è fissata a quota 50 punti, mentre a Genchi era stata assegnata una valutazione di 58,01: in pratica mancavano i presupposti legali a supporto dell'incredibile sanzione inibitoria, per il semplice fatto che il dipendente non aveva demeritato neanche nel punteggio che gli era stato assegnato dai suoi superiori. Tutto risolto dunque? Ma neanche per idea. Iniziano gli immancabili ricorsi. Due commissioni di verifica interne danno ragione a Genchi. Lo stesso governatore accoglie il ricorso straordinario e "annulla" la revoca dell'incarico.»;
considerato infine che a parere degli interroganti, quanto evidenziato dimostrerebbe che il dirigente sarebbe stato destinatario di una serie di provvedimenti e condotte vessatorie da parte dei massimi vertici politici della Giunta regionale ed amministrativi del Dipartimento territorio e ambiente succedutisi nel tempo, di cui non si ha memoria di analoghi precedenti, oggettivamente volti ad estrometterlo dalle rilevanti funzioni dirigenziali ricoperte,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se non ritengano necessario attivarsi, per quanto di rispettiva competenza, affinché venga disposto un accertamento al fine di verificare se sussistano condotte discriminatorie nei confronti del dirigente e, in tale ipotesi, siano annullate le delibere di Giunta anche alla luce delle citate pronunce a favore del dottor Genchi e la descritta violazione dell'art. 40 del contratto collettivo regionale di lavoro.
http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Attsen/00029066.htm
http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Attsen/00029174.htm
http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Attsen/00029106.htm
http://liberaisoladellefemmine.blogspot.it/2017/02/cuffaro-genchi-pellerito-e-i-4.html
http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/07/sicilia-sullisola-la-matematica-e-relativa-lo-strano-caso-del-dottor-genchi/3299042/


Sicilia, “sull’isola la matematica è relativa: lo strano caso del dottor Genchi”
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Lino Buscemi

Nella Sicilia dei paradossi può succedere, anche, che si apra, nelle sedi istituzionali della Regione e dintorni, un’ incredibile quanto oziosa disputa, a suon di carte e pareri, attorno ad un singolare dilemma aritmetico. Vero è che nella terra di ArchimedeEmpedocleGorgia e Pirandello, nulla è certo e tutto è relativo, ma con l’aritmetica non si scherza. Non c’è partita. Non si può, avventatamente, andare contro la logica, l’evidenza, l’inoppugnabile. A meno che , sprovvisti di buon senso, pur di fare un torto a qualcuno, si cerca di confondere le acque insinuando dubbi pur di arrecare danni al prossimo. Ne sa qualcosa il dottor Gioacchino Genchi (solo omonimo del noto ex poliziotto ndr), già dirigente chimico della Regione, che da quasi 8 anni impatta contro il muro di gomma, fatto di alchimie numerico-amministrative, di governi e burosauri della Regione che rifiutano di riconoscere – e non siamo su Scherzi a parte- che 58 è un punteggio maggiore di 50. Ma andiamo con ordine. Genchi, inflessibile dirigente , è stato per anni il responsabile dell’Ufficio Tutela dall’inquinamento atmosferico ed ha avuto il gravissimo torto di essersi messo contro l’uso del pet coke come combustibile, contro le aziende che fabbricavano laterizi con i fanghi di risulta industriali, contro i miasmi della distilleria più grande d’Europa e, imperdonabile, di avere stoppato, a quanto sembra, l’affaire miliardario degli inceneritori previsto dal piano rifiuti adottato dalla giunta di Totò Cuffaro, l’ex governatore poi condannato definitivamente per favoreggiamento alla mafia .
Ad aprile del 2009 la giunta presieduta da Raffaele Lombardo – condannato per concorso esterno a Cosa nostra, ma solo in primo grado – infligge a Genchi 4 anni (uno in più del massimo previsto dalla leggi) di inibizione dall’incarico ricoperto per avere riportato una “valutazione negativa” con riferimento all’attività svolta nel 2006 ( l’anno dello stop agli inceneritori). La discutibile “sanzione”, applicata per la prima volta (e mai più da allora), è stata decisa con una velocità da fare invidia. Titoli professionali, carriera, impegno lavorativo, immagine personale, di colpo tutto azzerato. Discorso chiuso? Affatto, perché nella fretta è sfuggito alla giunta Lombardo un importante dettaglio.  Il funzionario, infatti, non aveva riportato alcuna valutazione negativa rispetto all’attività svolta. La soglia minima per “bocciare” un dipendente è fissata a quota 50 punti, mentre a Genchi era stata assegnata una valutazione di 58,01: in pratica mancavano i presupposti legali a supporto dell’ incredibile sanzione inibitoria, per il semplice fatto che il dipendente non aveva demeritato neanche nel punteggio che gli era stato assegnato dai suoi superiori. Tutto risolto dunque? Ma neanche per idea. Iniziano gli immancabili ricorsi. Due commissioni di verifica interne danno ragione a Genchi. Lo stesso governatore accoglie il ricorso straordinario e “annulla” la revoca dell’incarico. Il Tribunale del lavoro condanna l’amministrazione, dopo avere accertato che anche il punteggio (58,01) era artefatto e frutto di contestazioni infondate. La Corte d’appello conferma la condanna (siamo ad oltre 20 mila euro), mentre i 5 artefici della cosiddetta valutazione farlocca finiscono sotto processo (attualmente in corso).
Il lettore penserà: ma con questa mole di vittorie in tribunale, nel frattempo Genchi sarà stato reintegrato. E le delibere false annullate. Ma quando mai. Nel Palazzo “resistono” con il silenzio, perché non sanno che pesci pigliare. Intanto, arriva il governatore Crocetta che, come è noto, in quanto a propositi rivoluzionari non è secondo a nessuno. Genchi gli scrive e chiede, con garbo, di prendere formalmente atto che per aritmetica elementare 58,01 ( già giudicato fasullo) è maggiore di 50 e, dunque, di annullare la delibera che attesta il fatto. Negli uffici presidenziali si interrogano: chi deve attestare se 58,01 è maggiore di 50 ? Inizia quindi un incredibile balletto istituzionale e burocratico. La segreteria della Giunta declina la competenza ( è priva di un matematico?), seguita a ruota dalla giunta di governo. Ma Crocetta – l’ha più volte dimostrato nelle sue ripetute e sussultorie apparizioni televisive da Giletti – è uno che sui problemi “spinosi” è subito disponibile a metterci una croce sopra. Lampo di genio, la croce, anzi il Croce, ce l’ha in Giunta, è il dottor Croce Maurizio, assessore all’Ambiente. Quale migliore occasione d’incaricare costui a sbrogliare la matassa? Per la verità un alto funzionario, ovvero il Dirigente generale dell’Ambiente aveva già formalmente attestato che 58,01,poiché maggiore di 50, corrisponde a valutazione positiva.
Dopo un momento di meditazione, però, anche l’assessore Croce ha avuto una brillante idea: decise, nientemeno, di formulare, non una, ma addirittura due richieste di parere: la prima all’Avvocatura dello Stato e l’altra all’ufficio legislativo della Regione. Vista la rilevanza della questione il nostro avrà pensato che solo i giureconsulti dello Stato e della Regione, sarebbero stati in grado di dipanarla. Che dire? Il sospetto che si voglia “menar il can per l’aia”, è più che legittimo. Ma a che pro? E con quali risultati? Il commissario dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone, informato da Genchi, allarga le braccia, riscontra “ gravi carenze “ nella trasparenza degli atti della Regione, ma non ha margini d’intervento perché “la richiesta attiene al raggiungimento di un obiettivo personale” ( sic!). Logico dunque che il dottor Genchi, frattanto, più ostinato di prima, abbia trasferito la vicenda al palazzo di Giustizia, perché, presume, ci sarebbero tutti gli elementi necessari per avviare l’azione penale. Vedremo. Finisce qui, per ora, il pirandelliano racconto che, si è certi, non finirà di riservare altri colpi ad effetto. Ma c’è quanto basta per comprendere, al di là del caso specifico e delle abusate quanto ipocrite frasi di circostanza, che il diritto, le regole e la trasparenza, nei Palazzi del potere e in alcuni uffici della Regione diretti da cortigiani senza scrupoli, somigliano sempre più a fastidiosi ingombri da tenere a bada per non disturbare i manovratori di turno e i loro indicibili interessi.
*di Lino Buscemi


2011 21 DICEMBRE SENTENZA 6455 2011 GIUDICE DEL LAVORO PAOLA MARINO OPPOSIZIONE DECRETO INGIUNTIVO PAGAMENTO DELLA RETRIBUZIONE DI RISULTATO ANNO 2006 PROVE SEMPLIFICAZIONE INTRODUZIONE CONFERENZA SERVZI CON IL VENIR MENO DEL PARE CPTA COME AVVOCATURA DELLO STAT N 54661 27 OTTOBRE 2006 ASSESSORATRO CONDANNATO AL RICONOSCIMENTO INDENNITA DI RISULTATO A GENCHI GIOACCHINO





GENCHI 2016 SENTENZA APPELLO 178 2016 CRON 678 RGA 2013 CONFERMA SENTENZA CAUSA LAVORO 6455 2011 VALUTAZIONE

ANZA' 2015 SENTENZA 5307 CONDANNATO PER DIFFAMAZIONE A FAVORE DI GENCHI GIOACCHINO PROCEDIMENTO 3392 2008 GIUDICE MARLETTA UDIENZA 2 11 2011




ANZA', CATALFO, GENCHI GIOACCHINO, GIARRUSSO, M5S, Sansone, SANTANGELO, SENATO ATTO ISPETTIVO, TOLOMEO, CROCETTA,LOMBARDO,CUFFARO,LE JENE,PELLERITO,INCENERITORI,ITALCEMENTI,BERTOLINO


GENCHI GIOACCHINO IL DIRIGENTE ASSESSORATO TERRITORIO AMBIENTE REGIONE SICILIA Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-03557